L’articolo analizza le trasformazioni nella governance migratoria tunisina nel quadro dell’esternalizzazione delle frontiere europee tra il 2011 e il 2024. Attraverso un’indagine basata su ricerca sul campo in Tunisia, viene ricostruita la transizione da un modello di governance multi-attoriale e umanitario-securitario, centrato sul ruolo della società civi le nel periodo post-rivoluzionario, a una gestione autoritaria e securitaria accentrata nelle mani del Presidente Kaïs Saïed. L’analisi mette in luce le discontinuità istituzionali prodotte dal colpo di stato del 2021 e dal Memorandum d’Intesa UE-Tunisia del 2023, ma sottolinea al contempo le continuità profonde nella logica del contenimento migratorio. L’esternaliz zazione è concepita come dispositivo relazionale e dinamico, plasmato nel tempo da attori tunisini ed europei attraverso negoziazioni e riadattamenti delle priorità politiche. L’arti colo evidenzia infine come, tanto nel periodo democratico quanto in quello autoritario, le pratiche di selezione e filtro dei migranti “indesiderati” abbiano contribuito a rafforzare il confine esternalizzato dell’Unione Europea, rendendo la politica migratoria uno strumento centrale nella ristrutturazione degli equilibri di potere interni e, al contempo, nei rapporti euro-mediterranei.